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Covid-19 e DVR

Come spesso capita in momenti di emergenza e di panico generale, le informazioni fuorvianti che girano in rete la fanno da padrone. Si stanno sempre di più moltiplicando i casi di consulenti e liberi professionisti che propongono alle aziende valutazioni e protocolli specifici relative al rischio coronavirus (Covid-19).

LIA Bergamo vuole fare chiarezza e condividere una serie di materiali informativi per supportare tutti i Datori di Lavoro. Partiamo dal punto principale di questo articolo: il coronavirus (Covid-19) non necessità di spazio all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi

Ed il motivo è abbastanza semplice da spiegare: all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi, il Datore di Lavoro è obbligato a valutare tutti i rischi professionali, rischi che possono essere legati a:

  1. Ambienti di lavoro
  2. Attività lavorative
  3. Misure organizzative specifiche

Essendo il coronavirus (Covid-19) un rischio sociale e di comunità, non necessità di entrare a far parte della valutazione del rischio. Avete mai trovato un DVR dove si parla di influenza, raffreddore, o altre malattie di natura sociale? Non crediamo, pertanto la nostra posizione è quella di non mettere in atto azioni inutili e non richieste. Le uniche realtà oggetto di valutazione del rischio in tema di coronavirus sono tutte quella attività che espongono professionalmente i propri lavoratori a tale situazione; quindi, strutture sanitarie e laboratori di analisi, rientrano in questo caso. Come associazione Datoriale, e come Ufficio Sicurezza e Salute Ambienti di Lavoro, riteniamo più utile ed opportuno che i Datori di Lavoro ricordino ai propri lavoratori le buone prassi comunicate dalle istituzioni sanitarie e promuovano azioni, di natura sociale e comunitaria, atte a limitare la diffusione del virus.

Quali azioni si possono mettere in atto? Le abbiamo di seguito riassunte:

  1. Informare i propri lavoratori circa le buone prassi da tenere in questo momento di emergenza sociale (Allegato II)
  2. Limitare, ove possibile, l’attività sociale all’interno dell’azienda (riunioni, appuntamenti, etc)
  3. Promuovere, ove possibile e fattibile, lo smart working (noi lo stiamo facendo)
  4. Non accettare i lavoratori provenienti da zona rossa (in teoria non potrebbero e dovrebbero nemmeno uscire da tale zona)
  5. Valutare eventuali lavoratori inviati (o transitati) nelle zone focolaio (zona rossa) nelle scorse settimane, a partire dal 01/02/2020. Per tali lavoratori il Decreto siglato in data 23/02/2020 (Allegato I) prevede l’obbligo di comunicare tale circostanza all’ATS di competenza, in modo da poter adottare ogni misura necessaria (ad esempio la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva (isolamento in casa per due settimane con sorveglianza da parte di ATS)
  6. Monitorare lo stato di salute dei propri lavoratori, non permettendo a loro di presentarsi al lavoro in condizioni di scarsa salute. Se negli anni passati, anche con un banale raffreddore, si presenziava all’attività lavorativa, oggi il senso civico ci deve portare a non ulteriormente aggravare la situazione.

Approfondimento: LOCANDINA del ministero della salute sui comportamenti per prevenire il rischio contagio

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